Recensione di ottobre. L'isola dei battiti del cuore, Laura Imai Messina

Il cuore come centro della vita, dei ricordi e della rinascita. Un romanzo che parla di connessioni profonde e ovattate proprio come le frequenze cardiache, il superamento del passato, il dolore e la forza del legame umano mescolati alla raffinatezza dello stile di Laura Imai Messina, rimasto intatto anche in questo romanzo. La Grazia dei Libri vi farà scoprire le toccanti metafore de L'Isola dei battiti del cuore 



Descrizione 



Nel sud-ovest del Giappone, in una pozza di mare condivisa da due province, Kagawa e Okayama, nuota un'isoletta unica al mondo: Teshima. Sulla punta orientale dell'isola, sorge un minuscolo edificio in cui sono catalogate le pulsazioni del cuore di decine di migliaia di persone, alcune vive altre già ombre, provenienti dai luoghi più disparati del pianeta. Si chiama Shinzō-on no Ākaibu, l'Archivio dei Battiti del Cuore. Alle porte di Tōkyō, in una cittadina lambita dall'oceano e circondata dalle montagne, sorge la casa dove Shūichi ha trascorso l'infanzia e dove ha appena fatto ritorno. Shūichi è un noto illustratore, ha quarant'anni e una cicatrice in mezzo al petto. È ossessionato dal proprio cuore che si ausculta ogni sera e dalle memorie confuse che ha del passato. Sua madre, per proteggerlo dai dispiaceri, ne ha manipolato i ricordi d'infanzia: di tutti i suoi piccoli drammi gli ha sempreraccontato una versione migliore. Ma se non si ha la certezza di aver sofferto in passato e di avercela fatta, da dove si ricava il coraggio di tentare ancora? È allora che Shūichi si accorge di un misterioso bambino che si aggira intorno alla casa. Questa strana presenza fa nascere in Shūichi molte domande: chi e quel bambino che lo osserva e perché ha scelto la sua casa? E soprattutto: come si pesca un pesce-bambino? Shūichi scopre che il pesce-bambino si chiama Kenta, ha otto anni e vive prodigiose avventure nella solitudine più assoluta. Ma il pesce-bambino che è Kenta e il disegnatore surfista che è Shūichi, stringono giorno dopo giorno una straordinaria amicizia e quell'incontro cambierà per sempre la loro vita. Li porterà in un luogo che batte al ritmo del cuore, pronunciato in tutte le lingue del mondo. È Teshima, un'isoletta remota nel sud-ovest del Giappone, dove sorge l'Archivio dei Battiti del Cuore.

Recensione 




Anche se ho acquistato solo di recente questo libro, che è stato pubblicato un po' di tempo fa, valeva la pena di recensirlo oggi perché consiglio di scoprire questa autrice italiana trapiantata in Giappone. Al centro di tutto c'è il cuore, non solo per la sua importanza come organo vitale, ma come sede dei sentimenti e delle emozioni. Un organo forte solo in apparenza, perché si può spezzare, come suggerisce la versione romantica della famosa sindrome di Tako Tsubo. 
Shūichi, l'uomo con la cicatrice sul petto, non ha ancora superato il lutto per ma morte della madre, il cui ruolo è stato quello di edulcorare la sua esistenza limitata per via della sua affezione al cuore. 
Si affeziona al piccolo Kenta, il pesce-bambino, un po' trascurato dai suoi genitori e che cerca rifugio nel suo giardino, anche se per compiere piccoli furti. I due instaurano un rapporto molto simile a quello tra un padre e un figlio, che si cementa ulteriormente quando si recano nell'isola di Teshima, famosa per avere un archivio dove sono custoditi i battiti del cuore di tutti i visitatori. Questo viaggio consente a  Shūichi di superare il suo dolore e vivere quella vita che gli era sempre mancata, aprirsi anche all'amore. 
Kenta arriva nella vita di Shūichi per farlo ridiventare il bambino che non ha mai potuto essere: libero e anche un po' nomade, pieno di curiosità e vitalità, gli fa da specchio. Il legame tra loro è veramente tenero e  curativo per entrambi: il bambino ha bisogno di essere accolto e ascoltato, l'adulto di superare i suoi traumi e capire che c'è ancora tempo: il suo cuore è fatto per battere al ritmo della vita e non aspetta altro.  
Un romanzo che parla di connessioni profonde e ovattate proprio come le frequenze cardiache, il superamento del passato, il dolore e la forza del legame umano mescolati alla raffinatezza dello stile di Laura Imai Messina. Una prosa delicata e  affascinante, che sembra aver assorbito la calma e la grazia della cultura orientale, della quale ci offre spaccati sempre molto vivi e interessanti. 

Naturalmente, un libro che consiglio, e vi invito a leggere anche la recensione di Quel che affidiamo al vento. 

Voto ⭐⭐⭐⭐

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